
Il report globale di StartupBlink (il Global Startup Ecosystem Index) fotografa l’ecosistema dell’innovazione in Israele evidenziando un duplice scenario: da un lato, una straordinaria e consolidata forza tecnologica a livello globale; dall’altro, alcune importanti sfide strutturali e geopolitiche.
Israele si conferma saldamente sul podio globale, posizionandosi come il terzo miglior ecosistema di startup al mondo, superato solo dagli Stati Uniti (1°) e dal Regno Unito (2°). Inoltre, mantiene in modo assoluto il 1° posto in tutto il Medio Oriente, distanziando ampiamente i competitor regionali.
Per i paesi con una popolazione compresa tra i 2 e i 10 millioni di abitanti, Israele è il numero uno assoluto. Ha inoltre la più alta concentrazione pro capite al mondo di “Unicorni” (startup che superano il miliardo di dollari di valutazione) lanciati dai propri fondatori.
Tel Aviv rimane la punta di diamante e si posiziona costantemente nella Top 10 globale delle città (oscillando tra il 7° e il 10° posto a seconda dei parametri annuali). È il fulcro tecnologico indiscusso del Paese, ospitando circa il 69% delle startup israeliane.
Gerusalemme è la seconda città israeliana più importante nell’Index e ha registrato una crescita significativa negli ultimi anni, posizionandosi stabilmente nella Top 100 mondiale (attorno al 79° posto). Anche centri come Haifa e Beersheva (quest’ultimo noto come polo della cybersecurity) contribuiscono all’ecosistema, sebbene con un peso minore rispetto a Tel Aviv.
Il report mappa le startup israeliane e mostra come il Paese sia eccellente verticalmente in comparti ad altissima complessità tecnica: Software & Data è l’industria trainante del Paese. Israele si posiziona al 2° posto mondiale in questo settore. Oltre il 45% di tutte le startup israeliane opera qui.
Inoltre, Israele è una superpotenza dell’Intelligenza Artificiale, posizionandosi al 2° posto globale e superando persino il Regno Unito in questo specifico sotto-indice.
Nel settore Healthtech e Hardware & IoT (Internet of Things) il Paese si piazza sul podio mondiale al 3° posto.
I report di StartupBlink evidenziano inoltre dinamiche strutturali molto chiare su come funziona l’innovazione in Israele: nonostante un contesto geopolitico estremamente complesso e i recenti conflitti, la traiettoria a lungo termine dell’ecosistema dimostra una capacità unica di “reagire e produrre”, alimentata da un forte spirito imprenditoriale e da una forte spesa in Ricerca e Sviluppo (R&S) rispetto al PIL.
Il problema del “Climate Business”
StartupBlink fa notare che l’ecosistema israeliano ha successo nonostante l’ambiente burocratico e non grazie a esso. Il Paese si posiziona più in basso (fuori dalla Top 20) per quanto riguarda le politiche pubbliche, le infrastrutture fisiche e la regolamentazione finanziaria (ad esempio, l’assenza o la limitazione di grandi player fintech internazionali sul territorio).
A causa di questo divario normativo e della necessità di essere vicini ai mercati finali, oltre 80 unicorni fondati da israeliani operano stabilmente all’estero (principalmente negli USA).
In sintesi, per StartupBlink, Israele resta un’indiscussa “Startup Nation” capace di trasformare idee ad alta tecnologia in giganti miliardari, ma deve proteggere il proprio ecosistema migliorando le politiche di business per evitare che le sue migliori aziende mettano definitivamente le radici altrove.
