di Luca Fortini*

La Fiorentina acquista un giocatore israeliano e scoppia l’odio antisemita

La ACF Fiorentina ha ufficializzato l’arrivo dell’ala israeliana Manor Solomon, classe 1999, in prestito dal Tottenham Hotspur con diritto di riscatto fissato intorno ai 10 milioni di euro. Un’operazione che, fin dalle prime ore, ha acceso il dibattito sui social, dividendo l’opinione pubblica tra valutazioni tecniche e letture politiche legate alla sua nazionalità.

Nato a Kfar Saba, Solomon è cresciuto in una famiglia di calciatori e si è affermato molto presto come uno dei talenti più interessanti del calcio israeliano. Dopo l’esordio in patria con il Maccabi Petah Tikva, anche al fianco di Yossi Benayoun, il salto in Europa arriva con lo Shakhtar Donetsk, dove si impone in Champions League segnando contro club come Real Madrid e Manchester City. In quegli anni viene inserito dalla UEFA nella lista “50 for the Future”, riservata ai giovani più promettenti del panorama europeo.

La sua carriera prosegue in Inghilterra: con il Leeds United conquista nella stagione 2024-25 il primo titolo da professionista, vincendo l’EFL Championship e contribuendo alla promozione in Premier League con 10 gol e 12 assist. Diversa l’esperienza successiva al Villarreal, segnata da un utilizzo limitato e da tensioni extra-sportive, con contestazioni legate alla sua nazionalità.

Solomon porta con sé un profilo internazionale raro: parla ebraico, inglese e russo, ha vissuto in prima persona l’interruzione del campionato ucraino a causa della guerra ed è oggi vice-capitano della nazionale israeliana, spesso indicato come modello per le nuove generazioni.

Il suo arrivo a Firenze ha suscitato polemiche, con prese di posizione pubbliche che hanno superato il perimetro sportivo. Eppure, come ha dichiarato lo stesso giocatore — “Sono qui per una grande sfida e per aiutare la Fiorentina” — il campo resta il luogo dove misurare un atleta.

In un calcio sempre più intrecciato alle dinamiche globali, la presenza di Manor Solomon in Serie A rappresenta una sfida sportiva, ma anche un’occasione di riflessione: lo sport può e deve restare uno spazio di confronto, non di esclusione.

*Responsabile settore giovanile della Federazione – Associazione Dror

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