di Giuseppe Crimaldi
Signorina Claudia Lagona, detta “Levante”,
ho letto che lei – ammesso dovesse pur vincere il festival di Sanremo – non prenderebbe parte all’Eurofestival perché vi partecipa anche Israele, e dunque incrociando sul palco una cantante o un cantante israeliano, non il primo ministro Netanyahu né uno dei suoi ministri e né il capo di stato maggiore dell’esercito, le verrebbero l’orticaria e la nausea.
Lei è una brava cantante, continui a cantare evitando cadute così in basso. In un mondo che (a proposito, lo cantava un grande di nome Lucio Battisti) odia lo Stato d’Israele, il suo ingresso nella pattuglia dei discriminatori seriali e dei razzisti un tanto al chilo non fa notizia né meriterebbe la minima attenzione. Se invece le dedico questa lettera è perché immagino la valanga di risate (e qualche sentita pernacchia come voce dal sen fuggita) che stanno già accompagnando questa sua sortita. Anche perché avrebbe fatto bene a parlarne solo in caso di vincita del festival (e non porta bene parlarne prima).
E invece già li vediamo i grandi produttori di musica. Agghiacciati gli organizzatori dei Grammy Awards, impietriti quelli dei Billboards Musica. Mentre all’Eurovision già si strappano i capelli nella prospettiva di non vederla gorgheggiare. E noi, molto più modestamente, senza parole. Quel che indigna è la sua spocchia. E la sua mancanza di sensibilità. Ma lei, da vera furbetta, si è iscritta a pieno diritto nella corrente del mainstream, quel pensiero unico che confonde una nazione con il suo primo ministro e con un popolo con i suoi governanti. Vada a farsi un giro nei kibbutzim, di Nir Oz, di Kfar Saba, osservi coi suoi occhi quel che Hamas fece il 7 ottobre. E giacché è lì, si allunghi nella radura che ospitava il Nova Festival, dove quasi 400 ragazzi vennero uccisi a sangue freddo. E sa perché? Solo per essere andati ad un concerto, sì a una festa di musica. Magari, tornando in quell’Italia che si rifiuta anche di rappresentare, si vergognerebbe anche un po’.
