Il Mossad ha condotto in Iran una vasta e pluriennale operazione di intelligence e sabotaggio, culminata in attacchi precisi, eliminazioni mirate di scienziati nucleari e alti ufficiali dei Guardiani della Rivoluzione, oltre al danneggiamento di infrastrutture chiave. Attraverso una rete di agenti infiltrati e l’uso di tecnologia avanzata, inclusi droni, l’agenzia israeliana ha creato una presenza operativa interna significativa, spesso reclutando spie locali per azioni audaci e per neutralizzare difese aeree. Presenza che, mai come in questi giorni, coraggiosamente va avanti.

Nel conflitto in corso tra Israele e Iran, il Mossad – il servizio segreto esterno israeliano – sta svolgendo una funzione decisiva, agendo come uno dei principali strumenti strategici dello Stato ebraico. La guerra, infatti, non si combatte soltanto con missili e bombardamenti, ma anche attraverso operazioni segrete, infiltrazioni e destabilizzazione interna.

Storicamente, il Mossad ha costruito una rete capillare di informatori e agenti all’interno dell’Iran. Questa presenza ha consentito a Israele di colpire obiettivi sensibili “dall’interno”, come basi militari, sistemi radar e figure chiave del regime. Già nelle fasi iniziali del conflitto, operazioni di intelligence hanno preceduto e facilitato gli attacchi aerei, dimostrando come la guerra sia stata “principalmente di intelligence”.

Uno degli aspetti più rilevanti è la targetizzazione di alti funzionari iraniani. Secondo notizie recenti, Israele è riuscito a eliminare figure di vertice, tra cui il ministro dell’intelligence iraniano, segno di una profonda penetrazione informativa nel sistema di sicurezza di Teheran . Queste operazioni hanno un duplice obiettivo: indebolire la catena di comando e generare instabilità politica.

Parallelamente, il Mossad è impegnato in una vera e propria guerra psicologica. Alcune fonti riferiscono di contatti diretti con membri delle forze di sicurezza iraniane, invitati a disertare o collaborare, alimentando sospetti e divisioni interne . Questo tipo di strategia mira a erodere la coesione del regime dall’interno, più che a distruggerlo solo militarmente. Un altro elemento chiave è il supporto a movimenti e gruppi locali ostili al governo iraniano. Secondo diverse analisi, Israele – anche tramite il Mossad – avrebbe valutato o sostenuto l’uso di minoranze interne, come le fazioni curde, per favorire rivolte o operazioni sul terreno . In questo senso, la guerra assume anche i contorni di un conflitto indiretto e multilivello.

Infine, il Mossad continua a svolgere il suo ruolo tradizionale di raccolta e analisi di informazioni strategiche, fondamentali per guidare le decisioni militari e politiche israeliane. La sua capacità di operare in profondità nel territorio nemico rappresenta uno dei principali vantaggi di Israele nel conflitto.

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