(Quando gli studiosi non studiano…)
di Daniele Coppin
Il disegno di legge sulla lotta all’antisemitismo proposto dal senatore del PD, Graziano Delrio, ha scatenato, ancor più degli altri tre ddl presentati rispettivamente dai senatori Massimiliano Romeo (Lega), Maurizio Gasparri (FI) e Ivan Scalfarotto (IV), un acceso dibattito all’interno del PD che si è poi esteso al mondo accademico.
Il motivo principale per cui il ddl Delrio ha innescato il dibattito è il riferimento alla definizione di antisemitismo dell’IHRA, International Holocaust Remembrance Alliance, la cui adozione, secondo alcuni, determinerebbe la censura di qualunque critica a Israele.
In realtà, anche i ddl proposti da Lega, FI e IV fanno riferimento alla definizione dell’IHRA ma, l’elemento che ha colpito maggiormente a proposito della proposta del senatore del Delrio, è che il Senatore PD sia stato sconfessato dal proprio partito, alimentando l’impressione che i vertici del partito non abbiano interesse ad affrontare il problema della lotta al prepotente riemergere dell’antisemitismo a cui si sta assistendo da due.
Che questa scarsa volontà di parlare dell’antisemitismo sia dovuta a semplice sottovalutazione del problema oppure al timore di scontentare quella parte consistente della base del PD che, dopo il 7 Ottobre, come dimostrano diverse espressioni sui social e nelle manifestazioni per Gaza, ha dato libero sfogo a un pregiudizio antiebraico evidentemente covato e rimasto inespresso per lungo tempo per una sorta di autocensura di convenienza, non è chiaro.
Resta il fatto che la repentinità con cui il capogruppo del PD al Senato, Francesco Boccia, ha sconfessato il ddl Delrio, e un atteggiamento complessivo dei vertici del partito ai limiti del negazionismo della gravità della situazione, ha determinato un problema al PD in cui qualcuno, resosi evidentemente conto dello scivolone fatto, ha pensato bene di predisporre un nuovo ddl sulla lotta all’antisemitismo che sarà presentato a breve.
Nel frattempo, anche una parte del mondo accademico nazionale si è mossa contro il ddl Delrio, con un appello firmato da docenti e studiosi italiani in cui si afferma che “nonostante si richiamino alla lotta contro l’antisemitismo, questi progetti di legge lo banalizzano e lo equiparano all’espressione di opinioni critiche verso le politiche di occupazione dello stato israeliano.” Il testo dell’appello degli accademici rifugge la presa d’atto del riemergere dell’antisemitismo e la sua analisi ed è, in sostanza, una riproposizione di opinioni politiche di parte sulla questione israelo-palestinese e una levata di scudi a difesa contro l’assunzione di responsabilità per quei discorsi ed espressioni che in questi due anni hanno fomentato l’ostilità verso gli Ebrei e la totale chiusura a opinioni politiche sulla guerra a Gaza e su Israele.
In realtà, la definizione di antisemitismo dell’IHRA è stata già adottata dall’Italia, in ritardo rispetto ad altri Paesi e all’UE, il 17 Gennaio 2020 con un provvedimento del Consiglio dei Ministri del Governo Conte, in accordo con l’indicazione anche del Parlamento Europeo e del Consiglio d’Europa e dando seguito ad un impegno a cui la Camera dei Deputati, votando all’unanimità una mozione dell’On. Mara Carfagna, lo aveva vincolato nell’ottobre del 2018.
Quindi, ricapitolando, il Parlamento Europeo e del Consiglio d’Europa aveva dato l’indicazione di adottare la definizione IHRA, la Camera dei Deputati del Parlamento Italiano nel 2018 ha impegnato il Governo ad adottare la definizione IHRA e il Governo Conte, nel Gennaio 2020, l’ha adottata.
Eppure, dopo sei anni, il PD, gran parte delle opposizioni e il mondo accademico si dichiarano con il ddl Delrio per il fatto che esso faccia riferimento alla definizione di antisemitismo dell’IHRA.
Ma c’è un altro elemento di questa vicenda che colpisce ed è l’assunto, sia da parte di coloro che hanno sconfessato Delrio in Parlamento, sia nell’appello degli accademici e ricercatori italiani, secondo il quale la definizione IHRA impedirebbe di muovere critiche alle politiche israeliane.
La definizione di antisemitismo consultabile all’apposita pagina dell’IHRA afferma che “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.”
In quale modo questa definizione impedisca di muovere critiche alle politiche israeliane è un mistero a meno che non sia il frutto di una qualche interpretazione, questa sì antisemita, che considera le istituzioni comunitarie ebraiche e gli edifici di culto come “emanazioni” dei governi israeliani e frutto delle politiche di Israele.
Analogamente nella rassegna degli esempi di antisemitismo l’IHRA specifica che “le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite.”
Pertanto, chi, nella politica e nel mondo accademico, ha paventato il rischio di una censura verso le critiche alle politiche di Israele intrinseco nel ddl Delrio per il suo riferimento alla definizione IHRA dimostrano o parla di qualcosa che non ha letto, oppure ha letto la definizione senza comprenderne il significato.
In realtà, ci sarebbe anche una terza possibilità per spiegare l’ostilità dell’appello degli accademici verso la definizione IHRA e credo sia facile da comprendere ricordando non un appello ma un manifesto, anche quello firmato da accademici molti anni fa. Quindi è preferibile pensare di aver a che con studiosi che, stavolta, non hanno studiato.
