{"id":4814,"date":"2025-09-17T10:14:07","date_gmt":"2025-09-17T08:14:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.italiaisraele.org\/?p=4814"},"modified":"2025-09-17T10:14:16","modified_gmt":"2025-09-17T08:14:16","slug":"milshtein-sul-futuro-di-gaza-e-lora-delle-scelte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaisraele.org\/?p=4814","title":{"rendered":"Milshtein: &#8220;Sul futuro di Gaza \u00e8 l&#8217;ora delle scelte&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>di <em>Davide Cucciati*<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Michael Milshtein \u00e8 uno dei pi\u00f9 lucidi e originali analisti israeliani del mondo arabo e palestinese. Colonnello in congedo, ha diretto per anni il Dipartimento per gli Affari Palestinesi nell\u2019intelligence militare israeliana (Aman) e ha ricoperto il ruolo di consigliere per gli affari palestinesi presso il COGAT (Coordinator of Government Activities in the Territories).<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi \u00e8 direttore del Palestinian Studies Forum presso il Moshe Dayan Center dell\u2019Universit\u00e0 di Tel Aviv e senior analyst all\u2019Institute for Policy and Strategy dell\u2019Universit\u00e0 Reichman di Herzliya. Autore di tre libri in ebraico (tra cui The Green Revolution \u2013 The Social Profile of Hamas), ha pubblicato numerosi articoli su sicurezza, ideologia e memoria collettiva nel mondo palestinese. La sua tesi di dottorato \u00e8 dedicata alla narrazione della Nakba nella memoria palestinese dal 1948 a oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>La Redazione di Mosaico lo ha intervistato a quasi due anni dal massacro del 7 ottobre mentre Gaza \u00e8 ancora teatro di una guerra incerta e il dibattito internazionale si concentra anche sulle possibili alternative future a Hamas. Milshtein, con il suo consueto stile diretto e argomentato, mette in guardia contro le illusioni strategiche che da anni affliggono Israele: \u201cSe il piano \u00e8 solo quello, continuare la guerra senza visione, non potremo mai parlare di successo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una volta ha scritto che Israele stava \u201cgiocando a scacchi con se stesso\u201d riguardo ad Hamas. Quasi due anni dopo il 7 ottobre, ritiene che questo approccio definisca ancora la strategia israeliana, soprattutto per quanto riguarda il futuro di Gaza? Molte proposte in Europa suggeriscono di ripristinare l\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese, eppure, come ha notato, l\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese non riesce nemmeno a controllare luoghi come Jenin o Nablus. Ci troviamo di fronte a un vicolo cieco strategico?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;\u00c8 una domanda molto importante. Sono un po\u2019 frustrato, un po\u2019 deluso, dal fatto che, a quasi due anni dal 7 ottobre 2023, sembriamo non aver davvero imparato molto di pi\u00f9 su Hamas. Non abbiamo capito meglio questa organizzazione. \u00c8 quasi sorprendente. Tutte le fantasie che guidano ancora le scelte dei decisori israeliani dimostrano che la conoscenza di Hamas \u00e8 limitata. Per esempio, quando un decisore israeliano dice \u201caumentiamo la pressione militare, cos\u00ec Hamas diventer\u00e0 pi\u00f9 flessibile\u201d, vuol dire che non hai capito nulla. Hamas \u00e8 un\u2019organizzazione radicale, jihadista, pronta a suicidarsi pur di non alzare bandiera bianca. Anche il modo in cui molti ragionano in termini matematici, dicendo: \u201cAbbiamo distrutto 22 o 23 battaglioni su 24, quindi siamo vicini alla vittoria\u201d, rivela una profonda incomprensione. Hamas \u00e8 molto flessibile, si adatta alle nuove condizioni molto in fretta. Non evacueranno Gaza per la pressione militare. In Israele, molti paragonano Hamas ai nazisti\u2026 ma non si rendono conto che se davvero prendi sul serio quel paragone, allora devi capire che questi, come i nazisti, combatteranno fino alla fine, sono pronti a suicidarsi, a uccidere il proprio popolo, le proprie famiglie, anche gli ostaggi. Non si arrenderanno. Purtroppo, le nostre conoscenze su Hamas riflettono pi\u00f9 la nostra percezione che la realt\u00e0. \u00c8 un grave malinteso, forse il pi\u00f9 importante oggi in Medio Oriente, ma certamente non l\u2019unico. Riguardo alla questione dell\u2019alternativa, cio\u00e8 l\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese, dobbiamo essere molto onesti e realistici. Concordo con te: l\u2019idea che l\u2019ANP possa \u201cdispiegare le sue forze a Gaza\u201d come alternativa a Hamas \u00e8 una completa illusione. \u00c8 solo wishful thinking. Israele si trova ora a un bivio. Tutte le fantasie, la \u201cvisione di Trump\u201d, o l\u2019idea di convincere l\u2019Egitto a entrare in Gaza sono appunto solo fantasie. Le opzioni reali sono due: la prima \u00e8 un\u2019occupazione totale della Striscia, se davvero si vuole sconfiggere Hamas fino in fondo. Ma questo significa stare l\u00ec a lungo, investire enormi risorse, prendersi cura di due milioni di palestinesi in un\u2019area completamente distrutta, senza aiuti esterni. E anche dopo, non parleremmo di una vera \u201cfine della guerra\u201d, perch\u00e9 sono certo che Israele si ritroverebbe in una situazione simile a quella americana in Iraq: sarebbe un pantano, un\u2019infinita palude di problemi. L\u2019altra opzione \u00e8 promuovere un accordo, accettando che Hamas resti a Gaza, seppur molto pi\u00f9 debole rispetto a 23 mesi fa. Anche questa non \u00e8 una bella opzione. Ma tra le due, \u00e8 la meno peggiore. Perch\u00e9 l\u2019occupazione totale sarebbe drammatica e disastrosa su ogni fronte: sicurezza, economia, politica, diplomazia&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Israele potrebbe accettare che Hamas rimanga al potere se, in cambio, ottenesse maggiore libert\u00e0 operativa all\u2019interno di Gaza e ottenesse il rilascio degli ostaggi presi il 7 ottobre? Ci\u00f2 creerebbe stabilit\u00e0 o semplicemente prolungherebbe la crisi? Vede emergere una leadership alternativa credibile a Gaza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Parliamo di un \u201cdeal\u201d. \u00c8 l\u2019opzione pi\u00f9 realistica per ottenere la liberazione dei rapiti. Questo slogan di alcuni politici, \u201cse facciamo pi\u00f9 pressione su Hamas, allora gli ostaggi verranno liberati\u201d, non \u00e8 serio. Non puoi allo stesso tempo promuovere una piena occupazione della Striscia e sperare di liberare i rapiti. Se Israele occupa tutta Gaza, Hamas li uccider\u00e0. Sono abbastanza convinto che l\u2019idea egiziana, o meglio, arabo-egiziana, di creare un consiglio locale (local council o local committee) per gestire Gaza sia implementabile. Formalmente, Hamas non farebbe parte di questo consiglio. Ma, detto francamente, dietro le quinte Hamas rimarrebbe comunque piuttosto potente. \u00c8 importante assicurarsi che il controllo del Corridoio di Philadelphia (il confine tra Gaza e il Sinai) non resti in mano a Hamas. Potrebbe essere posto sotto controllo statunitense. Sono anche convinto che potremmo adottare un modello simile a quello del Libano nel 2024, con un cessate il fuoco in cui Tzahal non staziona dentro Gaza, ma interviene ogni volta che viene identificata una violazione o una minaccia. \u00c8 ci\u00f2 che accade oggi in Libano, dove Tzahal colpisce quasi ogni giorno. Non c\u2019\u00e8 una soluzione magica per sradicare Hamas dalla mappa. Per\u00f2, Hamas oggi ha certamente meno potere rispetto a due anni fa. Israele dovr\u00e0 comunque monitorare costantemente la situazione dentro Gaza, assicurandosi che Hamas non si riarmi. Quanto all\u2019occupazione totale, il problema \u00e8 che non abbiamo veri piani strategici dettagliati. Abbiamo molti slogan, questo s\u00ec. Ma ora Israele dovrebbe concentrarsi sul \u201crecovery\u201d e sulla pianificazione reale del futuro. Uno dei punti fissati da Netanyahu per il \u201cday after\u201d \u00e8 stato: \u201cIsraele non controller\u00e0 Gaza. L\u2019Autorit\u00e0 Palestinese non controller\u00e0 Gaza. E certamente nemmeno Hamas controller\u00e0 Gaza.\u201d Quindi\u2026 chi lo controller\u00e0? \u00c8 un mistero. Nessuno sa chi sia questo attore misterioso. E devo ammettere che questo riflette un fatto molto chiaro: non esiste un piano. Ed \u00e8 proprio per ci\u00f2 che molti israeliani sono preoccupati. Perch\u00e9 sembra che l\u2019unica cosa che il governo voglia sia continuare la guerra, fare mosse di tipo promozionale, ma non ci sia alcun livello strategico o politico reale. E questo \u00e8 un problema. Perch\u00e9 se il piano \u00e8 solo quello, continuare la guerra senza visione, non potremo mai parlare di successo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ha avvertito che gli analisti israeliani si affidano troppo alla tecnologia e mancano di profondit\u00e0 culturale e linguistica. Questa situazione \u00e8 reversibile o Israele ha strutturalmente perso la capacit\u00e0 di comprendere veramente la regione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Sono molto frustrato, perch\u00e9 ho parlato di questo problema per anni, anche da quando ero in Tzahal. Ma oggi non \u00e8 solo un problema: \u00e8 una vera crisi. Sempre meno ufficiali dell\u2019intelligence e soldati parlano l\u2019arabo. Non vogliono imparare nemmeno le basi culturali. Ma tu non potrai mai davvero capire l\u2019altro, non potrai capire il mondo arabo, non potrai capire Hamas, se ti affidi a Google Translate, all\u2019intelligenza artificiale o ad altri strumenti avanzati. Serve conoscenza reale. Bisognerebbe aumentare la comprensione del mondo arabo non solo nei servizi di sicurezza ma anche nella societ\u00e0 israeliana nel suo complesso. Per esempio, prima del 7 ottobre, molti in Israele pensavano che Hamas e il mondo arabo pensassero come noi, che avessero la stessa percezione occidentale della vita, che volessero le stesse cose. Che fossero concentrati sulla vita quotidiana, sul benessere. Ma l\u2019ideologia non la compri con i soldi. E oggi ci rendiamo conto che tutta quella percezione era profondamente sbagliata. Loro ci hanno capito molto bene, invece. Oggi in Israele molte persone parlano della lezione da imparare, delle cose da correggere e migliorare. Ma non sono cos\u00ec sicuro che si possa gi\u00e0 dire che tutto sia chiaro, compreso fino in fondo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sull\u2019etica del giornalismo: ci sono giornalisti indipendenti a Gaza oggi, o sono per lo pi\u00f9 allineati con Hamas, sotto pressione o per necessit\u00e0? Se lo sono, \u00e8 giustificabile trattarli come combattenti, o ci\u00f2 supererebbe una linea rossa morale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;\u00c8 una domanda molto complicata. Voglio essere onesto: non conosco tutti i dettagli. La maggior parte dei media a Gaza \u00e8, indubbiamente, affiliata con Hamas. Alcuni giornalisti sono davvero parte di Hamas. Per esempio, Anas al-Sharif veniva considerato un giornalista ma oggi sappiamo che era un membro dell\u2019ala militare di Hamas, le Brigate al-Qassam. Penso che se qualcuno \u00e8 parte dell\u2019ala militare di Hamas, allora \u00e8 un nemico. Non importa se ha un tesserino da giornalista. Se lavora per Hamas, \u00e8 ovvio che si possa colpire. Se invece \u00e8 un vero giornalista, che non ha connessioni con Hamas, allora non c\u2019\u00e8 giustificazione per ucciderlo. Ma, lo ripeto, solo se davvero non c\u2019\u00e8 alcun legame. Sfortunatamente, oggi a Gaza \u00e8 una situazione davvero complessa e confusa. \u00c8 molto difficile identificare chi appartenga ad Hamas e chi no. E tutto ci\u00f2 \u00e8 parte della strategia di Hamas: vogliono mescolare l\u2019apparato civile, pubblico e militare, vogliono creare una forma di confusione per creare problemi a Israele e metterlo in difficolt\u00e0 davanti alla comunit\u00e0 internazionale. Ma lo dico chiaramente: non posso giustificare l\u2019uccisione di ogni giornalista a Gaza. Israele deve essere estremamente attento nei confronti degli operatori dei media. E spero davvero che sempre meno giornalisti vengano feriti o uccisi&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alcuni sostengono che Sinwar abbia progettato questa guerra per rompere lo status quo, garantire il rilascio dei prigionieri e riportare la questione palestinese sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, anche a costo di danni enormi per Gaza. Altri accusano Hamas di usare gli aiuti umanitari e la sofferenza come arma per mantenere il potere. A suo avviso, si tratta di una strategia fredda e deliberata, o di estremismo religioso con fini nichilisti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Anche questa \u00e8 una domanda molto importante. In Israele stiamo ancora discutendo di questa questione. Del perch\u00e9. Perch\u00e9 \u00e8 stato cos\u00ec importante, per Yahya Sinwar, promuovere un\u2019offensiva cos\u00ec drammatica e senza precedenti contro Israele? Nei mesi, negli anni precedenti al 7 ottobre, la situazione a Gaza era gradualmente migliorata: c\u2019era un aumento dei permessi di lavoro in Israele, arrivavano fondi dal Qatar, e si aprivano progetti infrastrutturali nella Striscia. Quando per\u00f2 analizzi in profondit\u00e0 la situazione, quando cerchi le vere motivazioni, ti rendi conto che non puoi trovarle nella realpolitik. In Israele molti hanno parlato dei prigionieri palestinesi o del desiderio di sabotare la normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita. Ma dobbiamo ricordare che Sinwar aveva iniziato a parlare di quest\u2019operazione gi\u00e0 dieci anni fa, molto prima che l\u2019idea della normalizzazione fosse all\u2019orizzonte. Se analizzi tutte le informazioni che oggi abbiamo, capisci che la motivazione alla base \u00e8 ideologica. Ed \u00e8 una cosa che spesso \u00e8 difficile da comprendere per il mondo occidentale. Sinwar era convinto che fosse la volont\u00e0 di Dio. Che il jihad sacro dovesse essere promosso, indipendentemente dai permessi di lavoro o da incentivi economici. Non importa se i permessi di lavoro fossero 7.000 o 100.000: per lui, l\u2019unica cosa importante era combattere. \u00c8 sorprendente, oggi, rendersi conto che non avremmo potuto evitare l\u2019attacco del 7 ottobre semplicemente aumentando il denaro, i progetti, i benefici per la popolazione di Gaza. E oggi capiamo che il suo obiettivo principale non era necessariamente liberare i prigionieri, o difendere al-Aqsa o il Monte del Tempio: voleva scioccare la societ\u00e0 israeliana. Yahya Sinwar ha passato gran parte della sua vita nelle carceri israeliane. Conosceva l\u2019ebraico, conosceva la societ\u00e0 israeliana dall\u2019interno. Non credo che pensasse di distruggere Israele in un solo giorno, ma puntava a un logoramento graduale. E, devo ammettere, dopo quasi due anni, non sono sicuro che tutti i suoi obiettivi siano falliti&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>C\u2019\u00e8 stata una crescente controversia intorno alla Gaza Humanitarian Foundation. Alcune voci in Occidente la vedevano come un nuovo canale promettente per gli aiuti umanitari diretti ai civili. Ma ha rapidamente attirato critiche anche da parte del sistema delle Nazioni Unite. Secondo lei, la Fondazione \u00e8 stata un tentativo sincero e valido, sabotato fin dall\u2019inizio da Hamas, da organismi internazionali o da entrambi? Oppure \u00e8 stata concepita in modo errato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Per quanto riguarda la Gaza Humanitarian Foundation (GHF), ti dico subito che, almeno dal mio punto di vista, qui in Israele molti la considerano un fallimento. La GHF si \u00e8 basata su un\u2019ipotesi completamente irrealistica, su una fantasia: l\u2019idea che fosse possibile separare la popolazione di Gaza da Hamas o indebolire Hamas senza un piano politico serio. Sai, dopo l\u2019inizio del progetto non abbiamo visto alcuna perdita di controllo da parte di Hamas. Non c\u2019\u00e8 stato nessun indebolimento del potere di Hamas nell\u2019arena palestinese legato alla GHF. Dobbiamo anche tenere presente che la GHF fa molto affidamento su personale americano, migliaia di americani coinvolti, e il problema \u00e8 che non comprendono a fondo quanto sia complicata la situazione a Gaza. Quasi in ogni postazione della GHF, ci\u00f2 che emerge \u00e8 un grande caos. Ho parlato con diverse persone che mi hanno raccontato: \u201cPuoi entrare tranquillamente, nessuno ti controlla. Non c\u2019\u00e8 alcun sistema di verifica serio. Anche membri di Hamas si presentano l\u00ec. Puoi prendere dieci scatole di aiuti, non solo una. Nessuno controlla realmente chi sei.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 frustrante.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;E il problema \u00e8 pi\u00f9 ampio. Sembra che Israele continui ad aggrapparsi a fantasie come la GHF, o a iniziative bizzarre come il sostegno a gang locali tipo Abu Shabab a Gaza o a idee come la \u201cvisione di Trump\u201d. Ma sono tutte illusioni, fantasie pericolose, invece di elaborare politiche e strategie realistiche. La GHF era considerata uno dei progetti principali. Ma se continuiamo con approcci di questo tipo, non sconfiggeremo Hamas, non creeremo un ordine nuovo a Gaza e continueremo a sprecare risorse pubbliche, rimanendo intrappolati in una frustrazione cronica, incapaci di raggiungere i nostri obiettivi. Israele ha gi\u00e0 speso moltissimo per promuovere la GHF. E pensa che persino Smotrich, il nostro ministro delle Finanze, che all\u2019inizio proclamava: \u201cNon entrer\u00e0 nulla a Gaza, nemmeno un chicco di riso\u201d, oggi ammette di aver dato miliardi di dollari alla GHF. E questa, temo, \u00e8 solo la prima fase di un\u2019operazione che potrebbe costare a Israele un prezzo molto alto. Sono molto preoccupato. Spero che metteremo fine a queste fantasie pazze e dannose e che finalmente si inizino ad adottare strategie realistiche per Gaza&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>*<em>Bet Magazine Mosaico<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Davide Cucciati* Michael Milshtein \u00e8 uno dei pi\u00f9 lucidi e originali analisti israeliani del mondo arabo e palestinese. 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