{"id":3703,"date":"2025-03-03T08:54:16","date_gmt":"2025-03-03T07:54:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.italiaisraele.org\/?p=3703"},"modified":"2025-03-03T18:57:39","modified_gmt":"2025-03-03T17:57:39","slug":"una-crudele-messa-in-scena-il-terrore-come-strategia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaisraele.org\/?p=3703","title":{"rendered":"Una crudele messa in scena:\u00a0\u201cIl terrore come strategia\u201d"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La giornalista Elisa Garfagna spiega come l\u2019arma di Hamas corre sui media.   <\/h3>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"72\" height=\"101\" src=\"https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Immagine-Garfagna.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3705\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Non \u00e8 solo una guerra di bombe e kalashnikov. Non \u00e8 nemmeno solo una guerra di propaganda. \u00c8 una guerra psicologica, fatta di terrore calcolato, di messaggi subliminali, di rituali umilianti che diventano parte integrante della strategia del terrore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ce lo spiega la giornalista indipendente<strong>&nbsp;Elisa Garfagna <\/strong>profonda conoscitrice di Medio Oriente. Hamas, infatti, non si accontenta di catturare ostaggi, di nasconderli nei meandri della Striscia di Gaza o di trattare sulla loro vita come si fa con la merce di contrabbando. No, Hamas usa gli ostaggi come pedine in un gioco sadico, dove ogni gesto, ogni immagine, ogni parola pronunciata sotto costrizione ha un significato preciso, un obiettivo: piegare, umiliare, sfiancare psicologicamente Israele e le famiglie degli ostaggi, ma anche rafforzare la propria narrativa agli occhi di un certo pubblico. L\u2019ultimo rilascio degli ostaggi ha confermato questa logica dell\u2019orrore. Sei ragazzi sono stati liberati, ma Hamas non si \u00e8 limitata a restituirli. No, ha messo in scena un vero e proprio spettacolo della crudelt\u00e0. Due prigionieri sono stati condotti su un pick-up tra i miliziani per assistere al rilascio dei loro compagni, per illudersi di essere i prossimi, per poi essere risucchiati di nuovo nell\u2019abisso dei tunnel. Due ostaggi, di cui oggi non si sa pi\u00f9 nulla. Due esseri umani trasformati in simboli viventi di un\u2019angoscia infinita. E non \u00e8 finita qui. Hamas diffonde un video in cui quei prigionieri, palesemente sotto costrizione, implorano le loro famiglie di non perdere la speranza, di continuare a pregare. Ma \u00e8 una speranza che Hamas stessa tiene in ostaggio, decidendo chi pu\u00f2 sopravvivere e chi no, giocando con il tempo, con le emozioni, con la disperazione. Israele e le famiglie hanno chiesto che il video non fosse diffuso, ma la macchina del terrore non si ferma: il filmato circola, viene rilanciato da account filo-palestinesi che lo interpretano come una dimostrazione di rispetto, di umanit\u00e0. Una farsa cinica, un ribaltamento della realt\u00e0 che serve a trasformare il carnefice in benefattore. Questa non \u00e8 una novit\u00e0. \u00c8 la stessa strategia adottata dall\u2019ISIS quando vestiva gli ostaggi in tute arancioni prima di sgozzarli in diretta, \u00e8 la stessa dinamica di umiliazione e controllo psicologico. L\u2019ultimo degli ostaggi liberati \u00e8 stato costretto a baciare due miliziani di Hamas&nbsp;sulla testa, un atto simbolico che doveva suggerire gratitudine, rispetto. Ma \u00e8 il contrario: \u00e8 un\u2019umiliazione programmata, un modo per alimentare la narrativa che i prigionieri sono stati trattati con umanit\u00e0, che persino loro riconoscono la benevolenza dei loro carcerieri. E questo \u00e8 il pericolo pi\u00f9 grande. Perch\u00e9 queste immagini, questi gesti obbligati, vengono subito strumentalizzati da chi sostiene la causa palestinese senza distinguere tra il popolo e i terroristi.<em>&nbsp;\u201cVedi? Persino gli ostaggi baciano Hamas, quindi non sono i veri nemici. Il vero problema \u00e8 Netanyahu, non Hamas.\u201d<\/em>&nbsp;Una distorsione pericolosa che rischia di radicarsi in una parte dell\u2019opinione pubblica occidentale, ma che inizia anche a mostrare crepe. Perch\u00e9 la brutalit\u00e0 non si pu\u00f2 nascondere per sempre. Perch\u00e9 il terrore ha una firma, e il mondo comincia a riconoscerla.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Israele ha rifiutato di liberare i 600 \u201cingegneri\u201d di Hamas, e ci\u00f2 ha bloccato le trattative. Qual \u00e8 la posta in gioco in questo braccio di ferro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il nodo degli ostaggi \u00e8 diventato un\u2019arma negoziale potentissima per Hamas, e il fatto che Israele si sia rifiutato di liberare questi 600 terroristi altamente specializzati dimostra quanto sia consapevole del pericolo. Si tratta di ingegneri e tecnici che lavorano alla costruzione di tunnel, missili e infrastrutture belliche sotterranee. Restituirli a Hamas significherebbe rafforzare il gruppo a livello militare e logistico, rendendo ancora pi\u00f9 complessa l\u2019operazione israeliana a Gaza. Questo rifiuto ha bloccato le trattative, perch\u00e9 Hamas continua a giocare sulla vita degli ostaggi, usando la loro sofferenza come leva di pressione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Durante l\u2019ultimo rilascio, due ostaggi sono stati portati su un pick-up a vedere la liberazione dei loro compagni, per poi essere riportati nei tunnel. Cosa significa questa messa in scena?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 una tattica di tortura psicologica. Mostrare a due prigionieri che la libert\u00e0 \u00e8 a pochi metri da loro, per poi risucchiarli di nuovo nell\u2019oscurit\u00e0 dei tunnel, \u00e8 un modo per spezzare ogni resistenza mentale, per instillare il terrore puro. Non \u00e8 una scelta casuale: Hamas sa che queste immagini arriveranno alle famiglie e al governo israeliano, aumentando l\u2019angoscia e la pressione sulle autorit\u00e0&nbsp;affinch\u00e9 cedano alle loro richieste.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Poco dopo Hamas ha diffuso un video in cui questi ostaggi parlavano, chiedendo alle loro famiglie di non perdere la speranza. Cosa c\u2019\u00e8 dietro questo tipo di messaggi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Si tratta di un copione forzato. Gli ostaggi sanno di essere in pericolo di vita e dicono esattamente quello che Hamas vuole che dicano. \u00c8 lo stesso meccanismo usato dall\u2019ISIS con gli ostaggi occidentali nei primi anni 2000: costringerli a lanciare messaggi ambigui, che possano essere interpretati come segni di umanit\u00e0 da parte dei terroristi. Ma il vero scopo \u00e8 molteplice: tenere alto il morale dei prigionieri per poterli sfruttare ancora, confondere l\u2019opinione pubblica e soprattutto logorare le famiglie, che vedono i loro cari vivi ma sanno di non poter fare nulla per salvarli.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un altro aspetto inquietante \u00e8 stato l\u2019obbligo imposto a un ostaggio di baciare due miliziani sulla testa prima di essere rilasciato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 una scena studiata a&nbsp;tavolino. Hamas vuole&nbsp;che il mondo veda gli&nbsp;ostaggi mentre mostrano&nbsp;un\u2019apparente gratitudine,&nbsp;per dare l\u2019illusione&nbsp;di un trattamento umano.&nbsp;Ma \u00e8 un\u2019umiliazione deliberata.&nbsp;\u00c8 un messaggio che colpisce&nbsp;sia i prigionieri, sia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>chi osserva dall\u2019esterno. Da un lato si vuole dimostrare che Hamas non \u00e8 un\u2019organizzazione terroristica, bens\u00ec un movimento \u201cresistente\u201d che tratta gli ostaggi con rispetto. Dall\u2019altro, si obbliga la vittima a un gesto che trasmette sottomissione, spogliandola di ogni dignit\u00e0. \u00c8 una tecnica psicologica brutale, che serve sia&nbsp;per la propaganda interna che per la narrazione esterna.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questo tipo di propaganda trova terreno fertile nei movimenti pro-palestinesi in Occidente. Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Perch\u00e9 il conflitto israelo-palestinese \u00e8 stato trasformato in una battaglia simbolica globale, spesso priva di conoscenza storica e geopolitica. I movimenti filo-palestinesi, o almeno una parte di essi, non distinguono tra la causa palestinese e Hamas, e questo \u00e8 il grande problema. Hamas sa benissimo che, diffondendo video come questi, offre un nuovo materiale propagandistico a chi lo sostiene dall\u2019esterno. Cos\u00ec, alcune persone che non hanno una visione chiara della situazione diffondono contenuti manipolati, rinforzando la falsa narrativa secondo cui Hamas \u00e8 il vero difensore dei palestinesi, mentre il nemico \u00e8 esclusivamente Israele e Netanyahu.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questa narrativa, per\u00f2, sta iniziando a incrinarsi. Cosa sta cambiando?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>C\u2019\u00e8 una crescente consapevolezza del livello di brutalit\u00e0 di Hamas. Se all\u2019inizio del conflitto molte persone guardavano a Gaza solo come una vittima della guerra, oggi emergono sempre pi\u00f9 prove della ferocia dei miliziani. Le immagini dei massacri del 7 ottobre, le testimonianze degli ostaggi liberati, le atrocit\u00e0 documentate stanno iniziando a far riflettere anche chi, in Occidente, aveva preso una posizione automatica a favore della \u201cresistenza palestinese\u201d senza fare distinzioni. Certo, ci vorr\u00e0 tempo, ma Hamas non pu\u00f2 nascondere a lungo la propria natura terroristica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dai video e dalle foto che circolano,&nbsp;emerge come Hamas venga trattato da molti palestinesi come un gruppo di eroi. \u00c8 davvero cos\u00ec?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Questa \u00e8 una delle questioni pi\u00f9 complesse. Da un lato, una parte della popolazione palestinese vede in Hamas una forma di resistenza, l\u2019unico strumento per contrastare Israele e per provare a ottenere un peso politico nella regione. Dall\u2019altro, esiste sicuramente una parte della popolazione \u2013 magari pi\u00f9 piccola e meno visibile \u2013 che \u00e8 costretta a manifestare sostegno, a esultare, a portare persino i bambini a queste macabre celebrazioni per paura di ripercussioni. Il paragone con i regimi totalitari del passato \u00e8 calzante: durante il fascismo o il nazismo, non tutti condividevano l\u2019ideologia dominante, ma chi si opponeva apertamente rischiava di essere ucciso, torturato, umiliato. Lo stesso accade a Gaza: chi critica Hamas rischia la vita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questa situazione ha fatto anche discutere il concetto degli scudi umani: secondo alcuni, Hamas non userebbe la popolazione come protezione. Lei come legge questa dinamica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019idea che Hamas non utilizzi i palestinesi come scudi umani \u00e8 semplicemente smentita dai fatti. Esistono numerose prove, dai tunnel costruiti sotto scuole e ospedali fino alle dichiarazioni di ex membri dell\u2019organizzazione, che confermano questa strategia. Ma il punto di vista palestinese \u00e8 differente: per molti, questa non \u00e8 una guerra tra Hamas e Israele, ma un genocidio in corso. Hamas si presenta come l\u2019unica forza che pu\u00f2 difenderli e quindi ogni sua azione viene vista in quest\u2019ottica.&nbsp;Per questo, persino i tunnel vengono percepiti in maniera opposta: noi li immaginiamo come infrastrutture belliche, ma per chi sostiene Hamas sono strumenti che avrebbero potuto essere usati per salvare civili, per nascondere donne e bambini.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ora per\u00f2 le trattative sembrano in stallo. Cosa sta succedendo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Siamo in una fase di stallo dopo il rilascio degli ultimi sei ostaggi. Israele ha posto una condizione molto chiara: non intende liberare i 600 terroristi di Hamas, in particolare gli ingegneri e i tecnici che si occupano della rete di tunnel e delle infrastrutture militari. Questo ha portato Hamas a congelare l\u2019accordo, sostenendo che \u201ci loro ostaggi\u201d \u2013 cos\u00ec chiamano i prigionieri palestinesi detenuti in Israele \u2013 devono essere rilasciati. Un ribaltamento della realt\u00e0, tipico della loro strategia di propaganda.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma chi decide effettivamente dalla parte palestinese? Esiste un interlocutore oltre a Hamas?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Hamas \u00e8 il principale interlocutore, ma dietro di loro ci sono altre sigle del terrorismo islamico. Al-Qaeda, ISIS, Al-Fatah e altri gruppi sono presenti nella regione e agiscono con obiettivi comuni. Lo si vede anche dalle immagini dei combattenti: nelle loro fasce e divise ci sono i colori distintivi delle varie organizzazioni. In realt\u00e0, questa non \u00e8 una guerra tra Israele e Palestina, ma tra Israele e il terrorismo islamico. Ridurla a un conflitto territoriale \u00e8 una lettura semplicistica e fuorviante.<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"350\" height=\"138\" src=\"https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Immagine-3-mattino-della-domenica-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3708\" srcset=\"https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Immagine-3-mattino-della-domenica-2.jpg 350w, https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Immagine-3-mattino-della-domenica-2-300x118.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><em>Pubblicato su <a href=\"http:\/\/ilmattinodelladomenica.che.newsmemory.com\/\">Il Mattino della Domenica<\/a>, un settimanale di lingua italiana del Canton Ticino (Svizzera). Intervista a cura di Mauro Botti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Elisa Garfagna \u00e8 socia di APAI Italia-Israele Genova.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La giornalista Elisa Garfagna spiega come l\u2019arma di Hamas corre sui media. Non \u00e8 solo una guerra di bombe e kalashnikov. Non \u00e8 nemmeno solo una guerra di propaganda. \u00c8 una guerra psicologica, fatta di terrore calcolato, di messaggi subliminali, di rituali umilianti che diventano parte integrante della strategia del terrore. 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