{"id":2485,"date":"2024-10-24T12:13:08","date_gmt":"2024-10-24T10:13:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.italiaisraele.org\/?p=2485"},"modified":"2024-11-25T12:39:41","modified_gmt":"2024-11-25T11:39:41","slug":"lasse-nellombra-israele-e-arabia-saudita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaisraele.org\/?p=2485","title":{"rendered":"L&#8217;asse nell&#8217;ombra (Israele e Arabia Saudita)"},"content":{"rendered":"\n<p>di Giovanni Chiacchio*<\/p>\n\n\n\n<p><em>Israele e Arabia Saudita alleati nell&#8217;ombra. La partnership \u201cdietro le quinte\u201d tra Arabia Saudita e Israele ha storicamente rappresentato un aspetto strutturale della politica della regione mediorientale. Tale intesa apparentemente innaturale tra le due nazioni ha contribuito in maniera decisiva alla determinazione degli equilibri di potere nell\u2019area MENA e potrebbe risultare centrale dietro la risoluzione del conflitto israelo-palestinese.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il contrappeso<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Differentemente da molte regioni appartenenti all\u2019area MENA, la Penisola Arabica durante il Novecento, periodo di formazione della monarchia saudita, non ospitava minoranze ebraiche rilevanti. In conseguenza di ci\u00f2, l\u2019attitudine di Abdulaziz Ibn Saud, fondatore dell\u2019Arabia Saudita, nei confronti degli ebrei, risultava fortemente influenzata dai testi religiosi che avevano costituito la base della sua educazione. In virt\u00f9 di ci\u00f2, quest\u2019ultima risultava fortemente demonizzata. Ciononostante, la postura del sovrano saudita verso il movimento sionista si rivel\u00f2 subito segnata da un forte pragmatismo. <\/p>\n\n\n\n<p>Ibn Saud considerava infatti quest\u2019ultimo un utile contrappeso all\u2019influenza del proprio principale rivale regionale, la dinastia Hashemita di Transcisgiordania, con la quale aveva combattuto una dura guerra per il controllo dello Hejaz negli anni Venti. Si pu\u00f2 facilmente intuire come i sauditi considerassero l\u2019eventuale formazione di uno Stato ebraico come un male minore rispetto ad un\u2019eventuale ascesa degli Hashemiti nel territorio del Mandato di Palestina. Al contempo, la comunit\u00e0 ebraica risultava altamente funzionale a limitare le ambizioni di un altro rivale potenzialmente pericoloso per la Casa di Saud, il Gran Mufti palestinese Hajj Amin al-Husayni. Quest\u2019ultimo, presentandosi come guardiano dei siti sacri islamici a Gerusalemme, metteva in discussione la leadership di Riyad nel mondo arabo derivante dal ruolo di custode delle citt\u00e0 sante nella Penisola Arabica. Tuttavia, la necessit\u00e0 da parte dell\u2019Arabia Saudita di preservare il proprio ruolo quale massimo punto di riferimento nel mondo islamico, obblig\u00f2 la Casa di Saud a mantenere una posizione pubblica apparentemente ostile alla formazione di uno Stato ebraico.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scoppio della Guerra Arabo Israeliana del 1948 determin\u00f2 la possibilit\u00e0 di una forte espansione territoriale della dinastia Hashemita nel territorio palestinese in caso di crollo dello Stato di Israele. Temendo uno spostamento della bilancia di potere a favore dei propri rivali, Ibn Saud decise di non partecipare alle operazioni, limitandosi ad inviare una forza simbolica sotto il comando dell\u2019Egitto che non partecip\u00f2 alle operazioni. La limitazione dell\u2019espansione della monarchia transcisgiordana alla sola Cisgiordania, risultata nella formazione della Giordania, scongiur\u00f2 le possibilit\u00e0 di un tentativo della dinastia Hashemita di lanciare un tentativo di riconquista dell\u2019Hejaz per porre sotto il proprio controllo tutte e tre le citt\u00e0 sante dell\u2019Islam. A partire dalla seconda met\u00e0 degli anni Cinquanta, l\u2019Arabia Saudita fu chiamata a far fronte ad una nuova minaccia, l\u2019Egitto di Nasser. In un primo momento i rapporti tra Riyad e Il Cairo si rivelarono piuttosto cordiali, culminando con la firma di un trattato di mutua difesa tra le parti nel 1955. Tuttavia, il progressivo allineamento dell\u2019Egitto su posizioni favorevoli all\u2019URSS determin\u00f2 l\u2019insorgere di forti preoccupazioni da parte della Casa di Saud, timorosa che la retorica panaraba di Nasser potesse rappresentare una minaccia al ruolo del regno come nazione leader del mondo arabo. Le frizioni tra Egitto e Arabia Saudita esplosero nel 1962, a seguito del colpo di stato repubblicano nello Yemen, il quale determin\u00f2 l\u2019abbattimento della monarchia locale. Il Cairo intervenne militarmente nell\u2019ambito della successiva guerra civile supportando la fazione repubblicana al fine di estendere la propria influenza sulla Penisola Arabica. Tale conflitto determin\u00f2 per la prima volta una collaborazione effettiva tra Israele e la monarchia saudita, entrambi schierati dalla parte dei realisti al fine di contrastare il nemico comune. Il conflitto si tramut\u00f2 ben presto in un disastro per l\u2019Egitto di Nasser, tanto da essere paragonato alla guerra del Vietnam. Ci\u00f2 avrebbe contribuito al forte indebolimento economico e militare del Cairo, che sarebbe risultato decisivo pochi anni dopo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/240115131909-03-saudi-arabia-israel-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2487\" style=\"width:578px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/240115131909-03-saudi-arabia-israel-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/240115131909-03-saudi-arabia-israel-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/240115131909-03-saudi-arabia-israel-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/240115131909-03-saudi-arabia-israel-1160x653.jpg 1160w, https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/240115131909-03-saudi-arabia-israel-600x338.jpg 600w, https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/240115131909-03-saudi-arabia-israel.jpg 1480w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>(<em>Il principe saudita Bin Salman<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dal tacito appoggio al dialogo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1967, l\u2019Egitto di Nasser, indebolito da anni di estenuante conflitto in Yemen, venne facilmente annientato dall\u2019esercito israeliano in una guerra lampo della durata di sei giorni. Nello stesso conflitto, anche la Giordania Hashemita venne duramente battuta e obbligata ad abbandonare la Cisgiordania. L\u2019esito del conflitto determin\u00f2 un forte riallineamento degli equilibri di potere nel mondo arabo, indebolendo in maniera irreversibile i due principali rivali dell\u2019Arabia Saudita e rafforzando nettamente la posizione di Riyad nel mondo arabo. Tale stato di cose venne dimostrato durante il successivo meeting della Lega Araba tenutosi a Khartoum. La risoluzione risultante consent\u00ec infatti ai sensi del suo quarto articolo alle nazioni arabe produttrici di petrolio di riprendere le esportazioni, ponendo di fatto fine all\u2019embargo petrolifero promosso da Nasser, determinando una grave sconfitta diplomatica per quest\u2019ultimo. Al fine di preservare la politica di tolleranza reciproca verso l\u2019Arabia Saudita, Israele, ora in controllo delle Alture del Golan, consent\u00ec la continuazione del transito di petrolio saudita verso il Libano attraverso il Trans Arabian-Pipeline. A dispetto del ruolo dello Stato ebraico come contrappeso ai rivali della monarchia saudita, il regno manteneva formalmente una postura fortemente anti-israeliana, supportando la politica dei \u201ctre no\u201d promossa durante il vertice di Khartoum: no riconoscimento, no pace e no negoziazione con Israele.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 1973 rappresenta un primo spartiacque nella storia delle relazioni tra Israele e Arabia Saudita, nello specifico esso vede l\u2019inizio del progressivo mutamento della postura saudita dal semplice impiego di Israele come contrappeso ai propri rivali, all\u2019attiva promozione di un processo di pace arabo-israeliano. L\u2019intelligence saudita indic\u00f2 infatti agli Stati Uniti di considerare la distruzione dello Stato ebraico come una \u201daspirazione illegittima\u201d. Tuttavia, ogni possibilit\u00e0 di apertura di un effettivo dialogo venne bloccata dallo scoppio della guerra dello Yom Kippur. Sebbene la monarchia saudita evit\u00f2 nuovamente di partecipare alle ostilit\u00e0, il forte supporto offerto dagli Stati Uniti allo Stato ebraico provoc\u00f2 la dura reazione del re Faisal, il quale riusc\u00ec a coordinare un nuovo embargo petrolifero volto ad ottenere il ritiro israeliano entro le posizioni dell\u2019armistizio del 1949. La manovra non riusc\u00ec a conseguire nessuno degli obiettivi preventivati, ma increment\u00f2 notevolmente la popolarit\u00e0 della monarchia saudita nel mondo islamico, rafforzandone contestualmente l\u2019economia. La principale conseguenza dell\u2019embargo del 1973 fu la definitiva affermazione dell\u2019Arabia Saudita come massimo punto di riferimento del mondo arabo e musulmano, in luogo di un Egitto privo della carismatica figura di Nasser e ora guidato da un politico nettamente pi\u00f9 vicino a Riyad quale Anwar al Sadat.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"168\" src=\"https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/images-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2488\" style=\"width:379px;height:auto\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Ormai solidamente al vertice del mondo arabo, la monarchia saudita sostenne segretamente il processo di pace tra Egitto e Israele, culminato con la firma dello storico Trattato di pace tra le parti nel 1979, pur mantenendo una posizione pubblica apparentemente ostile. Il 1981 sancisce in maniera definitiva l\u2019assunzione da parte dell\u2019Arabia Saudita del ruolo di principale mediatore tra il mondo arabo e lo Stato di Israele mediante la presentazione del piano di pace di otto punti da parte del Principe Saudita Fahd, passato alla storia come Fahd Plan. I punti del piano di pace vennero accettati dalla Lega Araba durante il successivo summit di Fez tenutosi l\u2019anno successivo, divenendo da allora i pilastri centrali della politica araba verso Israele. La politica saudita si rivel\u00f2 essenziale nel determinare l\u2019assunzione da parte della Lega Araba di una postura incentrata sulla progressiva normalizzazione con Israele in cambio della formazione di uno Stato palestinese. La manovra saudita determin\u00f2 un netto miglioramento della posizione del regno nei confronti degli Stati Uniti, contribuendo alla decisione dell\u2019amministrazione Reagan di approvare la vendita dei sistemi AWACS a Riyad.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, le reali possibilit\u00e0 di un\u2019intesa risultavano al tempo piuttosto lontane. Il governo israeliano guidato da Menachem Begin pur avendo accettato la cessione della Penisola del Sinai in cambio della pace con l\u2019Egitto, manteneva una linea fortemente ostile ad ulteriori cessioni territoriali, come dimostrato dall\u2019annessione de facto delle Alture del Golan nel 1981, nonch\u00e9 alla formazione di uno Stato palestinese. Lo Stato ebraico si mostr\u00f2 fortemente riluttante ad accettare la proposta di pace saudita, ritenendo la formazione di uno Stato palestinese una minaccia alla propria sicurezza. Il governo israeliano si rivel\u00f2 parimenti scontento della vendita dei sistemi AWACS all\u2019Arabia Saudita, giudicandola come una minaccia alla propria sicurezza, indicando di non considerare ancora Riyad come un possibile partner. A dispetto dell\u2019ancora persistente ostilit\u00e0, le due nazioni si ritrovarono nuovamente a collaborare per far fronte ad un nemico comune, l\u2019Unione Sovietica. L\u2019intervento sovietico in Afghanistan rappresentava infatti una minaccia per entrambe le parti, in quanto suscettibile di aprire ad un\u2019ulteriore penetrazione sovietica in Medio Oriente. In virt\u00f9 di ci\u00f2, ambedue fornirono il proprio sostegno ai Mujaheddin afghani. La successiva guerra del Golfo determin\u00f2 nuovamente l\u2019insorgere della minaccia da parte di un nemico comune ad entrambe le nazioni. Durante gli attacchi missilistici iracheni a danno di Israele, il monarca saudita Fahd rassicur\u00f2 gli Stati Uniti circa l\u2019impegno saudita di battersi al fianco della coalizione a guida americana anche in caso di una risposta israeliana a danno dell\u2019Iraq.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"275\" height=\"183\" src=\"https:\/\/www.italiaisraele.org\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/images-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2489\" style=\"width:485px;height:auto\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>(<em>La firma degli Accordi di Abramo<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alleati nell\u2019ombra<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un momento decisivo nella storia della partnership tra Israele e Arabia Saudita \u00e8 rappresentato dalla Rivoluzione Iraniana del 1979. Tale evento determin\u00f2 l\u2019ascesa di un nuovo rivale comune ad entrambe le nazioni, nettamente pi\u00f9 pericoloso ai precedenti, in quanto dotato di una vasta rete di proxies diffusi in buona parte della regione mediorientale. L\u2019intersezione tra la guerra del Golfo e l\u2019ascesa della Repubblica Islamica dell\u2019Iran sanc\u00ec una ulteriore cesura nei rapporti tra le due nazioni, le quali iniziarono a considerarsi come potenziali partner e non pi\u00f9 come un mero contrappeso ai rispettivi rivali. La nuova postura saudita venne concretizzata mediante l\u2019emissione di una fatwa da parte del Gran Mufti locale Shayk Abd al-Aziz Bin Baz, la quale esprimeva supporto ad un trattato di pace con Israele sulla base del Trattato di Hudaybiyya del 628 d.C, mediante il quale il Profeta Maometto sigl\u00f2 una tregua decennale con la trib\u00f9 politeista dei Quraysh. Al contempo Riyad svolse un ruolo decisivo per porre fine al boicottaggio economico indiretto di Israele da parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Nel 2002 l\u2019Arabia Saudita sostenne nell\u2019ambito del summit della Lega Araba tenutosi a Beirut una nuova iniziativa di pace araba mirante a ricomporre il conflitto arabo-israeliano ponendo come condizione la formazione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967. Tale iniziativa venne reiterata dalla Lega Araba durante il successivo summit di Riyad del 2007, divenendo parte strutturale della politica estera di gran parte del mondo arabo verso Israele.<\/p>\n\n\n\n<p>A dispetto del mancato stabilimento di relazioni diplomatiche in virt\u00f9 della mancata formazione di uno Stato palestinese, il progressivo incremento dell\u2019influenza iraniana ha portato alla formazione di una forte collaborazione silenziosa tra le parti estesa ai settori dell\u2019intelligence e della sicurezza. A partire dalla met\u00e0 degli anni Duemila, Israele ha tacitamente acconsentito a diversi trasferimenti di armamenti tra Stati Uniti e Arabia Saudita, indicando di non considerare pi\u00f9 l\u2019incremento delle capacit\u00e0 militari del regno come una minaccia alla propria sicurezza. Il colpo di stato in Yemen operato dalle milizie filoiraniane Houthi e la conseguente guerra civile nel Paese hanno favorito un ulteriore miglioramento delle relazioni tra i due Stati. Dal 2015 il principale saudita Mohamed Bin Salman ha incontrato diverse volte funzionari israeliani, l\u2019anno successivo un generale saudita in pensione ha condotto una visita in Israele. Sempre nel 2016, Riyad ha confermato che manterr\u00e0 i termini della pace tra Egitto e Israele in relazione alle isole di Tiran e Sanafir, ottenute dall\u2019Egitto nello stesso anno. A seguito dell\u2019ascesa di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, gli Stati Uniti hanno ulteriormente rafforzato la propria posizione di mediatore tra le parti, al fine di pervenire ad una definitiva normalizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, la partnership tra Israele e l\u2019Arabia Saudita non rappresenta un fenomeno recente, ma affonda le proprie radici in un periodo addirittura precedente alla stessa nascita dello Stato ebraico. Israele ha storicamente rappresentato per l\u2019Arabia Saudita un utile contrappeso ai propri rivali regionali, svolgendo indirettamente un ruolo chiave per l\u2019affermazione della leadership di Riyad nel mondo arabo. Viceversa, la monarchia saudita ha altrettanto indirettamente favorito i successi militari israeliani evitando di intervenire nei principali conflitti che hanno opposto Israele alle nazioni arabe. La definitiva normalizzazione delle relazioni tra le parti, tuttavia, risulta indissolubilmente legata a due fattori: concessioni sul fronte securitario ed economico da parte degli Stati Uniti alla monarchia saudita e la formazione di un effettivo Stato palestinese. L\u2019Arabia Saudita ha infatti richiesto agli Stati Uniti assistenza per avviare un proprio programma nucleare civile, nonch\u00e9 l\u2019eliminazione di diverse restrizioni sul trasferimento di armamenti. In secondo luogo, in virt\u00f9 della propria posizione di Paese leader del mondo arabo, Riyad non pu\u00f2 permettersi di normalizzare appieno i rapporti con lo Stato ebraico senza aver prima ottenuto la formazione di uno Stato palestinese.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019insorgere del conflitto tra Israele ed Hamas ha determinato un temporaneo stop ai negoziati, tuttavia, ha anche creato nuove opportunit\u00e0 per porre fine al conflitto. Il vantaggio militare comparato di Israele rispetto ai propri rivali \u00e8 certamente inferiore al 1967. Il possente attacco iraniano con munizioni circuitanti lanciato il 13 aprile a danno dello Stato ebraico \u00e8 largamente fallito in buona parte grazie al consistente supporto materiale e di intelligence fornito dagli alleati occidentali e dai partner arabi di Israele, senza i quali le conseguenze di quest\u2019ultimo sarebbero risultate nettamente pi\u00f9 gravi. Ci\u00f2 pu\u00f2 costituire una forte leva negoziale per convincere Israele a concedere il via libera alla formazione di uno Stato palestinese. In ultima analisi, l\u2019Arabia Saudita, in virt\u00f9 dei suoi rapporti tendenzialmente cordiali con Israele, potrebbe altres\u00ec svolgere un ruolo essenziale nel prevenire una nuova guerra tra lo Stato ebraico e Hamas, nonch\u00e9 nella formazione di solide strutture statali palestinesi, amministrando congiuntamente allo Stato ebraico la Striscia di Gaza, ipotesi gi\u00e0 ventilata da alcuni funzionari israeliani.<br>*Geopolitica.info<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanni Chiacchio* Israele e Arabia Saudita alleati nell&#8217;ombra. La partnership \u201cdietro le quinte\u201d tra Arabia Saudita e Israele ha storicamente rappresentato un aspetto strutturale della politica della regione mediorientale. 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